il bosco della droga

Nel boschetto di Rogoredo: con la droga si torna agli anni 80

Il boschetto della droga di Rogoredo si estende dal parco Cassinis allatangenziale e in quell’area sono concentrati gli spacciatori Low Cost chevendono dosi a 5 euro anche ai ragazzini delle medie

A luglio il Comune ha dato l’area di 650mila metri quadrati in gestione a Italia Nostra, fino al 2022, fornendo un contributo complessivo di950mila euro e il recupero prevede pulizia dei terreni, presidio fisico, creazione di percorsi, recinzioni, protezione e censimento di fauna e flora.

Ma, come ben aveva spiegato Don Antonio Mazzi in una intervista di Daniele Monaco “Lì non è solo un problema di pulizia ambientale, ma più generale. Bisogna capire come è nato il fenomeno, cosa c’è dietro, chi lo alimenta”

Il quartiere in cui è situato è molto popolato e il problema non è solo il parco ma anche la stazione e il mercato.

Nonostante i numerosi blitz delle forze dell’ordine con arresti e sequestri, anche importanti, il supermercato della droga Low Cost nel boschetto di Rogoredo attira clienti da tutto il nord Italia e si parte dai ragazzini quattordicenni fino ai vecchi tossici abituali.

Nel boschetto della droga si può comprare una dose a 5 euro, il prezzo di un panino, e farsi direttamente tra gli alberi e i rifiuti accumulati nel tempo e anche i ragazzini delle scuole medie possono permettersi di drogarsi con i soldini della paghetta.

A metà ottobre in fondo alla via George Orwell, sotto i piloni della tangenziale è stato eretto un muro alto 4 metri a dividere i binari dell’alta velocità dal bosco per rendere più complicata l’attività dei pusher marocchini che stavano lungo la ferrovia, appena fuori dalla stazione metropolitana di Rogoredo.

Il supermercato si è quindi concentrato su una collinetta al di là dei binari dove i ragazzini comprano facilmente e altrettanto facilmente si bucano sul posto.

I tossicodipendenti si sono spostati sulla collinetta alberata, il boschetto di Rogoredo, escono dal metrò o scendono dai treni che li conducono li da tutto il nord Italia e si inoltrano in una disperata processione lungo una stretta stradina senza marciapiede che li conduce in bocca agli spacciatori e sono oltre mille al giorno che portano un giro d’affari di 30 mila euro quotidiani.

Ogni tanto qualcuno muore, l’ultimo aveva appena 25 anni ed è morto per un’overdose.

Al boschetto di Rogoredo sta guardando anche Don Antonio Mazzi che, dopo l’esondazione del Lambro che ha allagato la Comunità Exodus nel parco sta prendendo in considerazione l’idea di lasciare la cascina e trasferirsi in un nuovo sito.

Don Antonio potrebbe considerare l’idea di sistemare la Cascina San Nazzaro che si trova nelle vicinanze del boschetto della droga e sarebbe un ritorno al passato a quegli anni 80 anche se il fenomeno di oggi è molto diverso rispetto 30 anni fa perché quel dramma nasceva dall’emarginazione totale dei venti-trentenni ed era nato come un fenomeno para-politico di contestazione mentre oggi sono il gioco, le amicizie sbagliate o solamente un capriccio.

All’ottantanovenne fondatore di Exodus il muro che delimita il bosco non piace perché i muri non servono a niente, per lui il segreto è l’ascolto e l’accoglienza senza muri ne cancelli, l’importane è imparare “la poesia e la fatica della vita”. 

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